Anno paolino

Cari amici,

Dopo la pausa estiva, alla ripresa della scuole e delle attività pastorali nella Chiesa, vi facciamo giungere il nostro saluto e la nostra preghiera, come incoraggiamento per l’impegno quotidiano. Vogliamo ricordarvi due eventi che per noi cristiani rivestono quest’anno una particolare importanza: l’Anno paolino e il Sinodo dei vescovi sulla Parola di Dio.


Il prossimo 5 ottobre si aprirà questo evento importante, per richiamare a tutti i cristiani l’assoluta necessità del rapporto quotidiano con la Parola di Dio contenuta nella Sacra Scrittura: dobbiamo tornare ad essa, leggendola, meditandola, studiandola, confrontandoci con essa di continuo per tradurla concretamente nella vita. Ricordiamo una frase di s. Girolamo: «L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo».Sentite anche questa bella riflessione di Gregorio Magno: «La sacra Scrittura è di gran lunga superiore ad ogni scienza e conoscenza… quanto più uno la medita tanto più l’ama. Con le sue semplici parole L'entrata nella basilica S. Paolo fuori la Murainvoglia l’animo di chi legge e con i suoi sublimi significati lo eleva. È come se crescesse insieme con il suo lettore (aliquo modo cum legentibus crescit), perché si fa capire dai più semplici e si rivela sempre nuova ai più esigenti». Farla crescere in noi significa renderla attuale in tutte le circostanze; sentirne la forza penetrante, anche se brucia e ci mette in crisi; farne una luce che illumini il cammino. S. Paolo, che ha portato la forza del vangelo in tutto il mondo del suo tempo, ci sia di esempio e di sprone. Rileggiamo e approfondiamo le sue lettere durante quest’anno, dedicato in particolare a lui. Perché - come certamente già sapete - dal 28 giugno 2008 al 29 giugno 2009 viene celebrato nella Chiesa «l’anno paolino», indetto da papa Benedetto XVI per far memoria del grande apostolo delle genti, nel bimillenario della nascita, collocata tradizionalmente fra il 7 e il 10 dopo Cristo. Il sommo pontefice lo ha inaugurato la sera del 28 giugno 2008, presiedendo nella basilica di S. Paolo fuori le mura la celebrazione dei primi vespri della solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo, con la partecipazione del patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I e dei rappresentanti delle altre Chiese e Comunità Cristiane. L’anno paolino sarà celebrato con pellegrinaggi, con una serie di eventi liturgici e culturali, con iniziative pastorali e sociali, con una particolare attenzione all’aspetto ecumenico. Tanti saranno i sussidi messi a disposizione, sia a livello di libri (a cominciare da quello di Benedetto XVI: Paolo l’apostolo delle genti) che di video. Ci si potrà aggiornare di continuo sull’evento attraverso i siti internet:

http://www.annopaolino.org
http://www.paulus.net
http://www.abbaziasanpaolo.net


Per parlare di Paolo ci vorrebbe un poema e non basterebbe... Come descrivere la figura di
quest’uomo, il quale, afferrato da Cristo, non ha visto altro nella sua vita? Come rendere ragione della sua passione per l’annunzio del Cristo Risorto, del suo anelito di portare a tutto il mondo di allora la buona notizia della salvezza in Gesù Cristo, di fronte a cui non ha badato a sofferenze e fatiche senza numero? Dalla sua seconda prigionìa Paolo scrisse il suo testamento, la seconda lettera a Timoteo. E qui troviamo forse la più bella descrizione della sua vita, quando egli sintetizza la sua vicenda terrena con quattro immagini: «Quanto a me, il mio sangue sta per essere versato in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa...» (2 Tm 4,6-7). Immagini bellissime e delicate, che ci aiutano a capire una vita straordinaria. E veramente l’apostolo delle genti, dopo aver combattuto tante «battaglie» per il vangelo, terminerà la sua «corsa», sciogliendo le «vele» per l’ultima volta, quando offrirà il suo «sangue in libagione» come suprema testimonianza al Signore Gesù presso le Tre Fontane con il taglio della testa verso il 65-67. S. Paolo è sempre rappresentato con una grande spada in mano (come s. Pietro sempre con le chiavi). Quella spada ricorda certamente il suo martirio per decapitazione, ma c'è molto di più: quella spada è la sua vita, la sua parola irruente e passionale; Paolo è stato «afferrato» da Cristo (Fil 3,12), cioè Gesù lo ha impugnato come una spada per portare la sua salvezza sino agli estremi confini della terra. Che sia concessa anche a noi almeno un po’ della «passione» di Paolo per Cristo Gesù e il suo vangelo!
 

I vostri fratelli monaci