Lo sfondo musicale è l'inno in onore di San Silvestro 

Pasqua 2008

Cari amici,

Vi giungano i più cari auguri per la Pasqua del Signore nella gioia del Risorto. Vi proponiamo la riflessione proposta nell’editoriale del nostro bollettino «MONTE FANO».
 


I PIEDI DEL RISORTO

In una lettera pastorale per la Quaresima, intitolata: Dalla testa ai piedi, d. Tonino Bello († 1993) proponeva un itinerario spirituale molto suggestivo, prendendo lo spunto da due riti: l’imposizione delle ceneri dell’inizio di Quaresima (il mercoledì detto appunto «delle Ceneri») e la lavanda dei piedi del Giovedì santo. E commentava: «Il cammino della Quaresima è incastonato proprio tra questi due termini: dalla testi ai piedi; e la strada è molto più lunga di quello che si può pensare, perché si tratta di andare dalla testa propria ai piedi degli altri: che strada lunga, incredibile! Per percorrerla non bastano nemmeno quei quaranta giorni». Successivamente, in una meditazione-omelia del Giovedì santo, lo stesso vescovo rifletteva sulla lavanda dei piedi fatta da Gesù nel cenacolo ai suoi discepoli e, col suo stile poetico e affascinante, prendeva in esame alcuni degli apostoli come tipo-simbolo di altrettante categorie di persone a cui il cristiano, sull’esempio di Gesù, deve lavare i piedi: «I piedi di Pietro - I piedi di Giuda - I piedi di Giovanni - I piedi di Bartolomeo - Gli uni i piedi degli altri». Come ultima tappa mons. Bello ritornava sul Maestro e rifletteva sui piedi di Gesù, proiettandosi nel mattino di Pasqua. Si tratta di un particolare dei vangeli a cui forse non si fa troppo caso. Matteo dice che le donne, dopo l’annunzio dell’angelo della risurrezione, corsero dagli apostoli con timore e gioia grande; ed ecco Gesù risorto «venne loro incontro dicendo: Salute a voi! Ed esse avvicinatesi gli strinsero i piedi e lo adorarono» (Mt 28,9). Luca annota che agli apostoli increduli Gesù «mostrò loro le mani e i piedi» (Lc 24,40). Giovanni riferisce che quando Maria di Magdala riconosce Gesù, egli le dice: «Non mi trattenere!» (il famoso Noli me tangere! nella traduzione latina, che ha dato lo spunto ai pittori: vedi Beato Angelico). Il contesto suppone che Maria si sia gettata ai piedi di Gesù per tenerli abbracciati. Dunque i piedi del Risorto. Quando parliamo del Signore Gesù, la fede cristiana insiste con forza sul doppio aspetto della sua persona: natura divina e natura umana: egli è il Figlio di Dio, il Verbo fatto uomo, che ha preso umana carne nel seno della vergine Maria. Ribadendo la fede nella incarnazione il cristiano trova la base teologica e spirituale per il rispetto di ogni persona (per noi credenti non è soltanto un fatto di civiltà e di cultura). Forse si tratta anche di riconciliarci un po’ con il nostro corpo, ricordando le membra di Cristo vero uomo. Gesù ha lavorato con le sue mani, ha camminato con i suoi piedi per le vie della Palestina annunziando il Regno di Dio. Gli studiosi dei vangeli, quando vogliono far notare le specificità dei tre sinottici (Matteo-Marco-Luca), spesso li caratterizzano così: nel vangelo di Marco mettiamo a fuoco soprattutto le mani (Gesù che tocca e guarisce); in Matteo guardiamo in particolare la bocca (Gesù insegna sempre, in Matteo Gesù è il Maestro per eccellenza); in Luca dovremmo guardare soprattutto ai piedi (Gesù cammina sempre; il vangelo di Luca è concepito come un unico grande viaggio di Gesù dalla Galilea a Gerusalemme). I piedi di Gesù possono essere un grande simbolo per noi. Non si dice forse che la vita umana è un pellegrinaggio, è un camminare per il «deserto» della vita, attraverso sentieri così spesso impervi e duri, pieni di sassi e di spine? E che i nostri piedi (simbolicamente = il nostro essere) tante volte sono impolverati e sanguinanti? Ebbene, i piedi di Gesù hanno calcato la polvere delle nostre strade, si sono stancati per portare al mondo l’annunzio dell’amore di Dio. Se già il profeta cantava: «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi, che annunzia la pace, messaggero di bene che annunzia la salvezza!» (Isaia 52,7); quanto più belli sono i piedi di Gesù, di lui che annunzia e porta in senso pieno e totale la salvezza, di lui che è il Salvatore! E infine quei piedi sono stati forati dai chiodi, hanno sanguinato, come le altre membra mentre Gesù pendeva dalla croce. Il vangelo di Giovanni racconta l’unzione dei piedi di Gesù fatta nella casa di Betania da Maria sorella di Lazzaro (Gv 12,1-8). E dice che Giuda protestò per lo spreco di profumo, che poteva essere utilizzato per i poveri. Nella risposta di Gesù l’evangelista spiega il significato teologico di quella unzione: è rivolta alla sepoltura di Gesù. Maria compì dunque un’azione profetica: non si ungono i piedi di una persona viva, ma si possono ungere i piedi di un cadavere, come parte del rituale della preparazione dell’intero corpo per la sepoltura. Gesù difende la donna, ricordando che sta per finire la sua presenza fisica vicino ai discepoli, mentre essi avranno sempre la possibilità di aiutare i poveri. Gesù non vuole negare l’assistenza ai poveri, ma sottolineare che Dio è più grande di tutto e di tutti. Spesso noi facciamo la contrapposizione tra l’aiuto ai fratelli e l’adorazione a Dio; ma è un falso dilemma. L’amore dai poveri non deve dispensare dalla preghiera e dalla contemplazione. Guai se la borsa della Chiesa fosse piena di denaro per i poveri, senza che ci sia nessuno che unga i piedi di Gesù! Ed è questa anche la riflessione di d. Tonino Bello: «“Gli strinsero i piedi”; non dice: “Gli baciarono le mani”, né: “Gli si avvinghiarono al collo”. No: “i piedi”. Erano già bagnati di rugiada i piedi di Gesù, e allora le donne glieli asciugarono con l’erba del prato e con le loro vesti glieli scaldarono... fortunatamente avevano portato con loro anche i profumi, gli oli, e versarono tutto quell’olio sui piedi di Gesù; quell’olio che veniva avidamente inghiottito da quei due ostensori... nell’abbracciamento di quei piedi sta la nostra Pasqua, anche il nostro servizio, la nostra carità... l’abbracciamento di quei piedi è la cifra interpretativa di tutto il nostro servizio reso al mondo. Senza questa dimensione, espressa da quel gruppo di donne, senza questa dimensione orante, saremo capaci anche di organizzare grandi cose, ma... non saranno cose valide per il Regno». Gesù è risorto dai morti, ma il suo è vero corpo e, pur trasfigurato e in tutt’altra dimensione, ha conservato i segni della passione. Gesù Risorto ha le mani bucate, i piedi forati, il costato aperto... per noi.

Buona Pasqua.

 

INVITO AL MONASTERO PER MOMENTI DI RITIRO


FORESTERIA MONASTICA 2008

1-2 giugno: Ritiro Famiglie di Gualdo Tadino

20-22 giugno: Convegno internazionale «Associazione Tehilard de Chardin»

23-28 giugno: Esercizi spirituali per le comunità silvestrine

4-6 luglio: Ritiro fine settimana (aperto a tutti)

14-19 luglio: Settimana di lectio divina (aperta a tutti)

25-27 luglio: Ritiro per giovani (aperto a tutti)

4-9 agosto: Campo vocazionale diocesi Ancona-Osimo e altri

17-24 agosto: Esercizi spirituali Famiglie di Bologna

29-31 agosto: Fine settimana per ex-alunni e amici di S. Silvestro

7-13 settembre: Ritiro di suore indiane (in lingua malealam)

Prenotazioni e informazioni:

Foresterario Monastero S. Silvestro
Tel.: 0732 21631 / 5934
Fax : 0732 21633
e-mail: sansilvestro@silvestrini.org oppure antivo@libero.it


 

I vostri fratelli monaci