Delineare le caratteristiche del monaco non è
affatto facile! Ognuno ci mette ciò che pensa o ciò che il pregiudizio gli ha insegnato su un tal
genere di vita ( la gamma è
vasta e va da “pio-fraticello-che-si-sacrifica-per-il-mondo” a
“persona-inutile-che-vive-alle-spalle-altrui”).
Il monaco riscopre giorno dopo giorno attraverso la quotidianità di una vita apparentemente sempre uguale:
- l’amore verso se stesso (non si può amare Dio e gli altri se non
si ama se stessi)
- l’amore verso gli altri (nella disponibilità della vita
comunitaria)
- l’amore verso Dio (che è punto di partenza e di arrivo di tutto il cammino).
Egli sa che la comunità è uno strumento che gli è dato per leggere il progetto di Dio su di sé;
e d’altro canto, sa pure che egli non si realizza se non attraverso la sua donazione alla comunità.
Queste due dimensioni sono sempre “funzionali”, tutto infatti nel monastero concorre ad un unico fine:
Dio. Cercare Dio, “Deum quaerere”, come dice san Benedetto, è l’unico scopo della sua vita e l’unica
giustificazione della sua presenza “simbolica” nella chiesa.

La nostra è una piccola comunità composta da diciannove monaci. Quattro di essi vivono nel monastero
S. Teresa di Matelica e altri sono impegnati nel servizio alla Congregazione a Roma. Inoltre, ci sono
quattro professi di voti temporanei e un novizio.